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Le aziende italiane scelgono l’estero come sede per il loro business

Sentiamo spesso parlare della fuga delle aziende italiane all’estero: in molti pensano che il motivo principale sia legato agli enormi sgravi fiscali. In realtà le cose non stanno esattamente così, i motivi per cui un’azienda italiana decide di guardare al mercato estero sono molteplici, ed in molti casi poco inerenti alla situazione fiscale nel nostro stivale.

I motivi della scelta delle frontiere estere

Ultimamente vi è stata una ricerca commissionata dalla banca Hsbc, realizzata dai ricercatori dell’Università di Padova e riportata da Invest in Austria  da sempre in prima linea nell’assistere tutte quelle aziende italiane che vogliono trasferire la propria attività in Austria, luogo privilegiato per far aumentare il proprio business.

Essa ha dimostrato che il 58% delle attuali aziende italiane all’estero ha scelto di delocalizzare per ampliare il proprio mercato in quanto la crisi nel nostro paese ha indubbiamente determinato una diminuzione del potere d’acquisto riducendo drasticamente la domanda di beni e servizi.

Il 39%, invece, si è spostato in paesi dove si trovano maggiormente fornitori e potenziali clienti interessati al proprio settore.

Mentre il 20% ha dichiarato di puntare all’internazionalizzazione per la possibilità di potersi avvalere di manodopera locale qualificata non sempre reperibile in Italia in determinati settori in cui è richiesta un’alta specializzazione.

Non è, inoltre, vero che le aziende italiane all’estero si svendano, pare, difatti, che il 40% delle medie e grandi imprese italiane ha fatto almeno un’acquisizione e, nell’81% dei casi, è avvenuta all’estero.

Solamente il 13% delle aziende italiane all’estero è stato comprato. Tuttavia, nonostante i suddetti vantaggi, un’azienda delocalizzata all’estero deve stare molto attenta anche ad eventuali problemi di copyright.

Come far valere il proprio marchio

Un marchio costituisce un dato di valore in quanto ad esso può essere anche attribuito il successo di un prodotto.

Un marchio ben avviato è una sorta di salvadanaio infinito, e per l’acquirente un’assicurazione sulla qualità dello stesso prodotto.

Ragion per cui è giusto che un’azienda si tuteli registrando il proprio marchio perché uno dei principali rischi a cui le aziende italiane all’estero vanno incontro è il plagio, la contraffazione del proprio brand.

Ad oggi poche sono le aziende italiane all’estero che puntano sul “made in Italy”: solo il 33% delle aziende si avvale del proprio marchio; ad utilizzarlo sono, principalmente, aziende che operano nel settore tessile, della moda ed alimentare.

Per poter registrare il proprio marchio si potranno seguire dei semplici step quali:

  • presentare domanda presso l’ufficio competente nel paese dove l’azienda verrà collocata;
  • registrare il proprio brand attraverso apposita domanda che sia valida in più paesi;
  • possibilità di registrarsi presso uno o più paesi aderenti alla convenzione dell’Aja con un’unica domanda;
  • presentabile all’Ompi, l’organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale.

I paesi indicati nella domanda, decideranno se accettare le richiesta di registrazione o meno.

I costi per suddetta operazione variano a seconda del paese in cui cercheremo di registrarci, in generale nei paesi appartenenti all’unione europea si parla di una cifra che si aggiorna intorno ai € 1000,00.