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regime forfettario

Come calcolare l’utile di un regime forfettario

Ambito di applicazione

I possessori di partita IVA, probabilmente, conosceranno già i limiti e requisiti per poter beneficiare del regime forfettario; quest’ultimo, che prevede l’applicazione di una flat tax del 15% (5% nel caso di nuove attività), può essere applicato alle persone fisiche i cui ricavi non eccedono i 65.000 euro. A questo va aggiunto che le spese per il personale dipendente e/o i redditi da lavoro dipendente o assimilati percepiti devono essere inferiori a 20.000 euro e 30.000 euro rispettivamente. La legge di Bilancio 2021, infatti, non modifica i limiti e requisiti preesistenti, per cui permangono anche le seguenti eccezioni:

  • Non beneficiano della tassazione agevolata i soggetti possessori di partita IVA che nell’anno precedente hanno controllato una SRL la cui attività è riconducibile a quella attuale;
  • Non beneficiano della tassazione agevolata coloro che percepiscono compensi superiori al 50% dall’ex datore di lavoro, riconducibile ad attività affine.

L’utile nel regime forfettario, come calcolarlo

Nell’ambito dei regimi fiscali il calcolo del reddito al netto delle imposte, o l’utile per semplicità, è dato dalla somma algebrica di diverse voci; non fa eccezione il regime forfettario, per il quale è richiesta la conoscenza delle seguenti informazioni: fatturato, spese forfettarie, imposta sostitutiva e contributi previdenziali. Per conoscere l’utile netto, in definitiva, vanno sottratti al fatturato i rimanenti termini citati. Come si potrà osservare seguendo i passi successivi, è indispensabile conoscere ulteriori elementi, tra cui il codice Ateco dell’attività di riferimento e la Cassa Previdenziale a cui si versano i contributi.

Fatturato

Seppur questa voce sia, con buona probabilità, già nota alla maggioranza, è bene riportarne la definizione rigorosa. Il fatturato, o volume d’affari, è dato dalla sommatoria dei ricavi che un’impresa o un soggetto fisico ottiene per mezzo della vendita di beni e/o servizi; per tutte le transazioni effettuate va emessa fattura, da qui l’etimologia del primo termine analizzato.

Spese forfettarie

Ciò che contraddistingue il regime forfettario dagli altri sistemi fiscali è il concetto di coefficiente di redditività. Tramite quest’ultimo, infatti, è possibile stabilire le spese associate all’attività in modo forfettario, basandosi esclusivamente sul codice Ateco della stessa. Prendiamo ad esempio un’attività relativa a servizi di alloggio e ristorazione, in questo caso il coefficiente di redditività è del 40%. Ciò significa che il 60% del fatturato si tramuta in spesa forfettaria, riducendo, al contempo, il reddito imponibile lordo della stessa aliquota. Aiutandosi con un esempio numerico, supponendo un ricavo lordo di 100.000 euro, 60.000 euro vanno a identificare la spesa forfettaria, mentre i 40.000 euro di reddito imponibile lordo saranno soggetti ad ulteriori tassazioni.

Contributi previdenziali

Il calcolo dei contributi da versare ai fini previdenziali è funzione della Cassa Previdenziale a cui si fa riferimento. Per cui, nel riprendere lo sviluppo dell’esempio precedente, e supponendo un contributo previdenziale del 24.19%, il reddito imponibile netto diventa 30.324 euro (ovvero 40.000*(100%-24.19%)). Una volta noto il reddito imponibile netto è possibile proseguire con l’ultimo passaggio.

Imposta sostitutiva

L’imposta sostitutiva, come anticipato inizialmente, può essere pari al 15% o 5%; solo se vengono rispettati alcuni criteri si può accedere alla flat tax del 5% per i primi 5 anni di attività. Tuttavia, ai fini del procedimento di calcolo dell’utile, il valore dell’imposta da utilizzare è indifferente; supponiamo, quindi, un’imposta del 15%. L’importo da versare dovuto all’imposta sostitutiva sarà circa pari a 4.548,6 euro (30.324*15%).

Utile finale

A valle dei precedenti calcoli, si può finalmente calcolare il guadagno netto associato al regime forfettario preso in esempio. Si ricapitolano di seguito le varie voci e i relativi importi:

  • Fatturato: 100.000 euro;
  • Spese forfettarie: 60.000 euro;
  • Contributi previdenziali: 9676 euro (40.000*24.19%);
  • Imposta sostitutiva: 4.548,6 euro.

A questo punto, riprendendo la definizione di reddito al netto delle imposte, otteniamo un utile finale di 25.775,4 euro. È possibile, per comodità, calcolare un coefficiente equivalente che tenga conto di tutte le spese, in modo da avere una procedura più rapida, ma meno precisa, del guadagno netto. In questo caso il coefficiente moltiplicativo è circa pari al 25,77%. Questo significa che, per la categoria di lavoratori presa in esame, solo la quarta parte del fatturato si tramuta effettivamente in utile.

Note finali

Come visto dai passaggi sopra elencati, la maggior parte delle spese da sostenere sono a percentuale fissa (contributi e imposta sostitutiva); tuttavia, a seconda del codice Ateco dell’attività di riferimento, le spese forfettarie possono essere anche molto variabili. Il coefficiente di redditività, infatti, può andare da un minimo del 40% come nell’esempio fornito ad un massimo del 78% come nel caso di attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, di servizi finanziari ed assicurativi.