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Quota cento pensione

Quota 100: è realmente conveniente?

Quota 100 è stata una delle introduzioni del recente governo ormai sostituito più attese ed acclamate dalla popolazione di contribuenti che intendevano andare in pensione. Attualmente si discute sul fatto che Quota 100 sarà o meno abolita o comunque pesantemente modificata, e tuttavia per il triennio 2019-2021 è di fatto applicabile e scelta secondi i dati da tantissime persone. La domanda fondamentale però rimane ‘quanto conviene’. Il dubbio è che tantissimi aspiranti pensionati, stremati da lavori che non sopportano più o che vedono alzarsi continuamente l’età pensionabile, si siano affidati a questa misura senza aver stimato esattamente cosa comporti in termini di anni risparmiati e contributi persi. È proprio quello che vedremo in questa guida.

Quota 100: cos’è e come funziona

Quota 100 è un’opzione messa a disposizione dal governo per poter scegliere di andare in pensione prima di quanto previsto dalla legge attuale. La Quota 100 non sostituisce la classica pensione di vecchiaia, e non rappresenta un obbligo. È appunto una scelta che come tale prevede vantaggi ed anche rinunce. Si chiama in questo modo perché ‘100’ deve essere la somma di due fattori:

  • età anagrafica
  • anni di contributi versati.

Si può dunque andare in pensione anticipatamente se si hanno almeno 62 anni di età anagrafica e 38 anni di contributi versati. Ma quanti anni prima si può andare in pensione e a quanto si rinuncia nell’assegno pensionistico?

Quota 100: quanti anni si risparmiano e quanto si perde

Quota 100 è stata molto studiata in questi mesi, e moltissime sono state le simulazioni fatte per capire, dati alla mano, quanto si perde se si sceglie questa opzione. Le prime stime reali parlano di un assegno pensionistico più leggero fino al 30%. Un dato decisamente preoccupante per chi ha scelto questa opzione. Tuttavia ci sono delle considerazioni importanti da fare.
Innanzitutto gli anni di lavoro che in qualche modo si risparmiano sono 5.
C’è da dire poi che quando si opta per Quota 100 si esce definitivamente dal mondo del lavoro, e non si può ricominciare a lavorare per integrare l’assegno pensionistico. Il presupposto è chiaro: si tratta in qualche modo di un’agevolazione, e non di un diritto.
La riduzione dell’assegno di pensione poi non deve essere interpretalo come una punizione. Non è corretto dire che l’assegno si riduce nel senso che viene decurtata una somma. Si riduce per via del fatto che al momento in cui si sceglie Quota 100, i contributi versati sommano il totale da ricevere che si ferma quindi a quanto effettivamente versato sino a quel momento. Si riceve tutto e in maniera equa, solo che è di meno di quello che si sarebbe percepito se ci si fosse trattenuti al lavoro altri 5 anni. Ma questo è palese.

È sempre una scelta personale

Con Quota 100 dunque si può andare in pensione 5 anni prima del dovuto (62 anni invece di 67), e si può arrivare a rinunciare (non perdere come abbiamo visto) circa il 30% di quello che si avrebbe avuto lavorando fino a scadenza naturale. Tuttavia dietro questa scelta ci sono sempre delle ragioni personali. Si immagini ad esempio una malattia che porti il contribuente a scegliere di passare i futuri anni in pensione, ma anche all’esaurimento delle energie per continuare a lavorare. Un ambiente di lavoro ostile, oppure al contrario una bella notizia (come una vincita prodigiosa) possono far decidere di uscire dal mondo del lavoro.
Inoltre, ci sono altri aspetti che devono essere valutati per poter prendere una decisione che sia consapevole e motivata, come:

  • il fatto che la pensione e i redditi in questo caso non sono cumulabili, come stabilito dal decreto;
  • fino ai 67 anni non si potrà lavorare, a meno che non si abbiano delle collaborazioni occasionali che non eccedono i 5.000,00 euro l’anno.

In questi casi, per tutte le persone che hanno i requisiti giusti, il consiglio è sempre quello di affidarsi ad un bravo consulente fiscale che saprà suggerire la mossa giusta e più conveniente per il contribuente.